MERITI E DEMERITI DEL “MITICO ’68”

È più saggio guardare al ’68 senza retorica, come un movimento (uno dei tanti) che ha increspato per un momento il mare della storia.
Più che mitizzarlo, nel bene e nel male, cerchiamo le cause più vicine a noi per i malesseri d’oggi.


L’arroganza degli eredi del ’68 non cessa di stupire. I collettivi, gestori incontrastati e sostenitori del voto politico negli atenei, sono contro la meritocrazia: il diploma è un diritto, il resto non conta. Il voto politico ha permesso a molti personaggi di laurearsi e occu-pare posti di responsabilità, gestiti con arroganza e clientelismo, contro ogni etica morale e sociale.

Col ’68 inizia la ribellione contro tutto e tutti: sassate alla polizia, occupazioni e devastazioni, solo diritti e nessun dovere. Viene meno il rispetto ai genitori, agli insegnanti e alle autorità in genere, crescono maleducazione, menefreghismo, apatia e volgarità. Si rompe il “patto tra le generazioni”, non c’è più il senso del dovere, nei cortei si vomitano solo slogan di odio e di lotta.

Il bullismo è frutto di questa miscela dei “cattivi maestri” che abbattono ogni ideale. Gli artefici di una “pazzia collettiva” contrastano la parità scolastica tra pubblico e privato, e fanno fuoco e fiamme per negare fondi alle scuole private, anche se costano molto di meno e rendono molto di più di quelle statali. Secondo la logica marxista, lo Stato e non la famiglia (e tanto meno la Chiesa) deve educare i figli.

Certo, anche negli anni Sessanta molte cose non andavano: nepotismo, clientelismo, parentopoli, autoritarismo becero, arroganza del potere dei professori… che dovevano essere eliminati o ridimensionati. Ma la contestazione ha genera-to una lotta spietata e senza quartiere, culminata nella violenza degli anni di piombo. 

Assurdamente i politici – salvo rare eccezioni – continuano a ignorare questi fatti, che hanno lasciato segni indelebili nelle menti dei giovani. Le “caste” non si sono rese conto che i giovani vogliono invertire la marcia, riscoprire i valori umani e sociali, porre fine alle contrapposizioni e iniziare un dialogo, capace di unire e aggregare tutti. Sono quei giovani che accorrono in massa all’appello della Chiesa e in particolare del Papa, segno evidente di un cambiamento più importante del ’68, perché basato sul rispetto e non sulla violenza distruttiva di quegli anni. La Chiesa è vista come un elemento di aggregazione per risolvere, attraverso il dialogo, problemi economici, sociali ed etici della società.


Un’ultima considerazione: il voto deve costituire la premessa per azioni concrete, da mettere in atto subito dopo le elezioni, per ridimensionare i privilegi che i politici si sono attribuiti negli anni. E si dovrà intervenire anche per ridurre il numero dei parlamentari (250 sarebbero anche troppi!) e il costo della politica (la più cara e la meno efficiente del mondo). Non dimentichiamo che la politica dev’essere innanzitutto servizio e non una corsa alla poltrona per assicurarsi vitalizi e privilegi.

MERITI E DEMERITI DEL “MITICO ’68”ultima modifica: 2008-04-01T22:54:58+02:00da meritocrazia
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