Competenze e merito per rilanciare l’Italia

Domenico Posca

La nostra è una società in cui manca l’attitudine e l’abitudine alla concorrenza, in cui nell’impiego pubblico, che supera il 10 per cento di tutti i posti di lavoro, si fa carriera per anzianità e non per merito. E’ una società in cui il futuro finisce per essere determinato dall’appartenenza e non dai meriti.
Una vera sinistra riformista dovrebbe battersi per contribuire a superare una situazione che negli ultimi quindici anni ha portato il paese sull’orlo del baratro.
A questo atteggiamento della politica, e quindi a queste sue precise responsabilità, non sempre vi è stata una risposta corretta delle competenze della società civile. Quest’ultima piuttosto che sviluppare una critica costruttiva si è adeguata al sistema, allontanandosi dal ruolo che gli veniva richiesto sui contenuti e sulle soluzioni da mettere in atto. La questione dei rifiuti è emblematica di tale atteggiamento.
Chi ha a cuore, quindi, i valori storici della sinistra quali equità, pari opportunità, criteri di merito e non di classe, dovrebbe schierarsi in prima linea nelle battaglie a favore di un mercato nel quale vengano fatte rispettare regole del gioco trasparenti. Perchè la libera concorrenza riduce prezzi, tariffe e tende ad eliminare ogni forma di privilegio. Perchè un mercato del lavoro più libero proteggerebbe i disoccupati con sussidi ad hoc ma consentendo alle imprese di licenziare, agevolerebbe i giovani rispetto agli anziani protetti aumentando l’occupazione. Perchè la maggiore concorrenza riduce le barriere all’entrata consentendo l’ingresso di nuove imprese e genera maggiore produttività ed efficienza del sistema. Se è vero che un mercato libero produce maggiori disuguaglianze è vero pure che riduce la povertà, come ci ricordano Alesina e Giavazzi. In una scala di priorità va bene. Prima riduciamo la povertà poi attraverso un’azione di welfare si cerca di mitigare le disuguaglianze.
In Italia non è possibile che la spesa per pensioni , malattia e salute assorba il 95 per cento delle risorse destinate al welfare lasciando solo il 5 per cento per poveri, famiglie e disoccupati. Uno degli obiettivi di una rinnovata politica riformista dovrebbe essere quello di contrastare interessi stratificati delle diverse lobbies presenti nel nostro paese, che limitano la libertà d’ingresso sul mercato di nuovi competitori, quindi limitando la libera concorrenza perpetuano i loro privilegi. Solo azzerando le rendite di posizione di cui godono svariate categorie di ogni parte politica si potrà risalire la china.
Se anche in Francia nel recente “rapporto Attali” si punta il dito contro la “società di connivenze e di privilegi” , nel nostro paese dobbiamo intervenire con maggior forza e tempestività. Combattere i privilegi e rivalutare il merito.
La meritocrazia deve diventare la base del sistema di sviluppo, a cominciare dalla scuola. Un sistema come quello attuale basato, nella migliore delle ipotesi, sull’anzianità riduce la propensione al rischio dei giovani, in quanto li demotiva frustrandone le ambizioni. Una situazione del genere perpetua i privilegi dei “figli di”, rendendo molto difficile le affermazioni professionali dei giovani meno abbienti.
Per stimolare l’ambizione nei nostri giovani ed indurli al rischio non dobbiamo temere la discriminazione basata sul merito. E’ senz’altro preferibile a quella basata sull’appartenenza e sul censo. Le eventuali distorsioni si potranno correggere con un efficiente sistema di welfare e di tassazione. La discriminazione basata sul censo è incorreggibile oltre che moralmente inaccettabile. I nostri giovani scontano quindi i limiti di un sistema formativo inefficiente e obsoleto.
Le università sono piene di insegnanti mediocri spesso cooptati da un sistema di parentele e di favoritismi, e non scelti in base al merito e alla competenza. Gli studenti meno abbienti se li debbono tenere, mentre i ricchi andranno all’estero nelle più prestigiose università.
La scuola non sta meglio dell’Università. Spendiamo per ogni allievo più di ogni altro paese dell’area Ocse ed abbiamo il più alto numero di insegnanti per alunno. A fronte di questo enorme dispendio di energie la preparazione dei nostri allievi è sotto la media Ocse , tanto da generare il diffuso problema dell’incompetenza del quindicenne.
Al Sud poi il venti per cento dei quindicenni versa nella condizione di povertà presupposto della futura povertà economica. Sempre al Sud si rileva un tasso di abbandono scolastico altissimo rispetto alla media Ocse.

Competenze e merito per rilanciare l’Italiaultima modifica: 2008-02-05T15:20:00+01:00da meritocrazia
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