Un Paese che condanna il merito è destinato ad affondare

Scritto da Francesco Giannini   
Premiare finalmente il merito perché ottenere una svolta che ci allontani dal degrado sempre più incombente nella società italiana, a tutti i livelli: sembra che su questa opzione si stiano trovando tutti d’accordo, a cominciare dai nostri uomini politici. Ma vorrei avere proprio da loro qualche assicurazione sui comportamenti futuri: se sono davvero convinti che può essere la salvezza affidarsi ai migliori, per creare progresso economico e sociale e rimettere le tante cose che non vanno sui giusti binari, possiamo contare che non useranno più la lottizzazione per conquistare ben remunerate poltrone per se stessi e per altri? Che non ricorreranno alla raccomandazione per sistemare i propri portaborse e galoppini?
Che non cercheranno più di influenzare concorsi e appalti per favorire gli appartenenti a ben definite congreghe? Penso, purtroppo, che attenderò a lungo ma inutilmente la risposta a questi quesiti. Ma non finisce qui il mio discorso sulla meritocrazia, perché credo che meriti molta attenzione una parte della prolusione che il Rettore della Università Gabriele D’Annunzio ha pronunciato in merito a questo argomento in occasione della inaugurazione dell’anno accademico. “Merito, o la sua accezione totalizzante molto in voga, meritocrazia, non vuol dire soltanto garantire la scalata la sociale ai migliori, ipotizzando quindi come modello una società dei migliori, ma vuol dire garantire a tutti la possibilità di una realizzazione professionale adeguata alle proprie capacità e alle proprie aspirazioni e un accesso alla conoscenza che non abbia barriere di censo di famiglia, di provenienza geografica”. Ebbene, per tutto questo si devono ipotizzare percorsi ben definiti. Bisogna allora, ha sostenuto Franco Cuccurullo, ampliare il diritto allo studio, sostenere gli studenti e dare impulso alla ricerca. A parole il ministro Mussi e il governo erano impegnati a fare tutto questo, ma poi, come ha detto sempre il Rettore della d’Annunzio, la sconfortante realtà è che “sono stati decurtati 92 milioni di euro dai fondi della ricerca per risolvere l’emergenza degli autotrasportatori”. Vale a dire che i soldi destinati a migliorare attraverso lo studio e la ricerca il livello di vita di tutti, hanno premiato comportamenti non certo esemplari di chi ha bloccato le strade e messo in crisi tutto il paese. Cosa concludere? Che fino a che non si capisce che fa danni enormi anche mettere in crisi la fabbrica della cultura e non lasciare spazio ai meriti, saremo sempre condannati a rimanere il paese di Pulcinella.
Un Paese che condanna il merito è destinato ad affondareultima modifica: 2008-01-31T23:54:48+01:00da meritocrazia
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