Montezemolo: Meritocrazia e politiche giovanili, il segreto della ripartenza italiana

     
 
Il carretto passava e quell’uomo gridava: gelati, al 21 del mese i nostri soldi erano già finiti..”
Sono passati 35 anni, Battisti è morto, la realtà italiana è sempre la stessa. Di carretti, oggi, ne vediamo ben pochi, quei problemi, però, rimangono: molte famiglie italiane stentano ad arrivare alla fine del mese.
Epifani , segretario generale della Cgil, così come la maggioranza dei sindacati, lamenta il troppo tempo trascorso dall’ultimo innalzamento dei salari. Per la precisione, troppo bassi gli stipendi  di operai e impiegati, troppo alti quelli dei dirigenti. 
Giusto. Va bene, tutto vero, ma è tutto qua ciò che non va? E’ un analisi completa? Nessun punto oscuro?
Beh, qualcosaltro che non va in verità c’è e non è poca roba. Non si tratta di un punto di vista personale, ma di fatti attuali, che caratterizzano la nostra realtà e sotto gli occhi di tutti.
Cos’altro c’è che non va l’ha detto in parte ieri mattina il presidente di Confindustria
Luca Cordero di Montezemolo:  ”azzerare le assenze diverse dalle ferie porterebbe a un risparmio di quasi un punto di Pil, 14,1 miliardi: 8,3 negli enti centrali e 5,9 in quelli locali. Portare la quota di assenze totali, comprese le ferie, a livello di quelle nel settore privato darebbe un risparmio di 11,1 miliardi”.

Il problema è un po’ più che meramente di radice etica e motivazionale, la cultura della meritocrazia manca quasi del tutto nel nostro paese, ove la maggior parte degli avanzamenti, al di là dei favoritismi, avviene per anzianità, più che basarsi sui risultati positivi.

Ma è in realtà preoccupante dal punto di vista culturale anche la larga tolleranza e accettazione di comportamenti scorretti, di cui l’assenteismo è soltanto una sfaccettatura,  potrei benissimo citare il ritenere “’na botta de culo” il riuscire a parcheggiare sul marciapiede, o pensare che sia “da dritti” evadere le tasse, o sentirsi un “figo” nel cantare inni alla violenza contro le forze dell’ordine, dentro e fuori la curva– .

Per il presidente di Confindustria, quindi, bisogna ”tornare a remunerare chi lavora di più, sia nel pubblico che nel privato. E sanzionare chi non produce pur essendo pagato per farlo. Nel pubblico impiego serve poi una verifica oggettiva dell’impegno, basta con premi di risultato uguali per tutti nella pubblica amministrazione“.

Le critiche non tardano ad arrivare, sindacati e governo gridano all’errore: Montezemolo si sbaglia.

Eh già, sbaglia talmente tanto che basta semplicemente pensare a uno scandalo di pochi giorni fa. Il riferimento è all’inchiesta sugli “incarichi d’oro” che ha coinvolto il sindaco di Milano, Letizia Moratti, per “non aver rispettato i criteri di competenza e professionalità nella nomina dei consulenti, violando i criteri della prioritaria pubblicità e della ricerca all’interno dell’amministrazione, della professionalità e della comparazione tra diversi curriculum.

Nell’inchiesta (corriere.it) è emerso che una decina di funzionari di alto livello sarebbero stati forzati a rinunciare alla propria carriera, andando in pensione con incentivi che andavano dalle 4 alle 15 mensilità, con decisioni prese nel giro di tre giorni. In seguito sarebbero stati nominati in totale una novantina di funzionari con stipendi a volte triplicati”
.
Un giovane promettente, che sulla carta ha un futuro di successo, un giovane pieno di aspettative e voglia di fare cosa si deve aspettare dal nostro paese? Per chi si spacca la schiena all’università sognando un gran domani, quanto sarà doloroso e ingeneroso il risveglio a suon di “sveglie”?

In fondo se è vero che i lavoratori di domani sono gli studenti di oggi, calza a pennello il recentissimo rapporto OCSE-PISA: Italia fanalino di coda in Europa e tra i più ignoranti nell’Ocse: tra 57 Paesi, siamo al 33º posto in lettura, al 36º in cultura scientifica, al 38º posto in matematica. All’interno dell’unione europea siamo migliori solo di Grecia, Bulgaria e Romania.

E allora, se prima la domanda era quale futuro in Italia, adesso la domanda è cosa significa essere un giovane italiano promettente, nel confronto con colleghi francesi, Inglesi, spagnoli e tedeschi nella ricerca di un lavoro in Europa?
Non basta la speranza, e nemmeno il suggerire di investire nella cultura, nella scuola, nell’università, nella ricerca. Bisogna valorizzare i giovani, motivarli e lanciarli nel mondo del lavoro, essere in grado di attrarre, sviluppare e trattenere persone, italiane e non, di grande talento.

Montezemolo: Meritocrazia e politiche giovanili, il segreto della ripartenza italianaultima modifica: 2007-12-06T14:24:24+01:00da meritocrazia
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