Concorsi pubblici e meritocrazia

Per i precari della pubblica amministrazione, secondo il Ministro per le riforme e le innovazioni nella Pubblica Amministrazione, Luigi Nicolais, «non esiste alcuna sanatoria. Esiste – ha chiarito il Ministro a margine di un incontro al Com-Pa di Bologna – un sistema che era già previsto nella precedente legge Finanziaria secondo cui tutti coloro che avevano fatto un concorso e che erano a tempo determinato da almeno tre anni, potevano essere assunti in servizio. Ne abbiamo – ha specificato Nicolais – già assunti circa 10mila a livello centrale e un numero non ben definito a livello periferico». Nicolais ha poi ricordato che è stato presentato, quest’anno, un emendamento in cui si continua questo processo anche pensando a «una possibilità per coloro che hanno un contratto coordinato e continuativo di avere la possibilità di utilizzare questa loro esperienza come elemento preferenziale per la partecipazione ai concorsi della pubblica amministrazione». «Nella pubblica amministrazione – ha sottolineato e concluso il Ministro – si entra per concorso rigoroso e cerchiamo di mantenere questo indirizzo».

Ma verrebbe da chiedersi: perché, allora, proprio coloro che hanno già vinto (i vincitori) o superato (gli idonei) un concorso non vengono assunti e continuano ad essere relegati nel dimenticatoio dal governo di centrosinistra? Perché non si traducono in interventi operativi gli impegni presi in Parlamento con la mozione Baldelli (n. 1/00137), nonostante siano passati oramai quasi sette mesi dall’accoglimento del dispositivo che impegna il governo: «ad adottare iniziative urgenti per prevedere anche l’assunzione dei vincitori e degli idonei dei concorsi pubblici, con riferimento alle graduatorie ancora in vigore coniugandola con il processo di stabilizzazione». Stiamo parlando di circa 140.000 giovani che hanno dimostrato, attraverso il superamento di una prova selettiva aperta, di meritare l’assunzione nella Pubblica Amministrazione. Si tratta di gente giovane e preparata e spesso altamente qualificata; in pratica stiamo parlando di una parte di quelle famose eccellenze professionali che spesso si evocano quando si discetta di modernizzazione e del futuro del nostro Paese.

Lasciare questi giovani nell’incertezza e nel dubbio di non essere mai assunti è degno di un Paese civile? E’ facile parlare di meritocrazia nei convegni e nei comizi; quello che conta è la prova dei fatti e, in tema di reclutamento dei dipendenti pubblici, il governo di centrosinistra ha dimostrato di voler mortificare il criterio del merito. Purtroppo, in una situazione in cui il traballante governo Prodi è alla ricerca famelica di facili consensi nell’opinione pubblica, questi giovani sono penalizzati anche dal loro scarso appeal elettorale dovuto all’esiguità dei numeri: sono meno della metà del numero dei potenziali precari stabilizzabili con la Finanziaria 2007. Ma è un governo serio quello che inquadra i problemi del Paese nella sola ottica del consenso elettorale? Certamente no.

Le dinamiche relative al pubblico impiego non sono questioni marginali e la pantomima del governo sulla mancata assunzione di gente preparata e qualificata, come lo sono i vincitori e gli idonei dei concorsi, non è un dato di fatto senza conseguenza. L’apparato dello Stato ha bisogno di quei profili professionali per funzionare al meglio e per fornire servizi di alto livello a persone ed imprese. Nell’epoca del mercato globale, il buon andamento della Pubblica Amministrazione non è solo un importante principio dettato dalla Costituzione, ma è anche, e soprattutto, una questione essenziale nell’ambito della vita economica del Paese. Invece, ed è sotto gli occhi di tutti, con questo centrosinistra al governo la Pubblica Amministrazione nostrana viene continuamente mortificata e trattata solo come un ammortizzatore sociale ed un ufficio di collocamento di basse qualifiche professionali.

Concorsi pubblici e meritocraziaultima modifica: 2007-11-26T14:54:11+01:00da meritocrazia
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